L’Equilibrio Educativo nel Triangolo Genitori/Figli/Sport.

March 16, 2018

 

Eugenio Monaci si è laureato in Scienze Motorie e Sportive presso il Foro Italico dell’Università di Roma ed è in possesso del brevetto di Istruttore FIDAL di 1° livello. La tesi di Laurea “Equilibrio educativo nel triangolo genitore, figli e sport” segna da subito la sua attitudine professionale verso il settore educativo sportivo in ambito giovanile. Attualmente lavora come istruttore di Atletica Meneghina e Istruttore Coni nella scuola primaria. E' responsabile dell'attività giovanile per la nostra associazione e collabora attivamente all'organizzazione delle giornate sportive nelle scuole e di promozione sul territorio dell'atletica leggera.

Si è da poco laureato per la seconda volta in Composizione Elettroacustica presso il Conservatorio di Milano. Ebbene sì, per svolgere il lavoro di istruttore è necessario essere anche un pò artisti!

 

Con questa intervista vogliamo prendere spunto ed imparare dall'esperienza di Eugenio, trascritta successivamente nella sua tesi di laurea, dove affronta l'argomento scottante del rapporto tra genitori, figli e sport che interessa tutte le società sportive e le famiglie.

 

 

"Per affrontare un argomento così delicato ovvero “L’Equilibrio Educativo nel Triangolo Genitori/Figli/Sport” voglio prendere come esempio la società per la quale lavoro già da due anni, realtà molto presente e in continua crescita nel panorama sportivo milanese e lombardo. E in particolare chi l'ha cullata e sviluppata fin dal principio, chi l'ha fatta crescere e l'ha aiutata a "camminare" da sola: Stefano Auletta e Stefania Morandi.

Fondatori di questa meravigliosa realtà hanno fatto dell' affiatamento, della dedizione, della passione e soprattutto dell’ amore, i principi cardine attorno ai quali si svolgono tutte le attività.

I fatti lo dimostrano: l’attaccamento dei bambini e degli atleti ai propri allenatori, il rispetto ottenuto e mantenuto nel corso degli anni dei genitori nei confronti del progetto "Meneghina" e del lavoro di formazione ed educazione dell’istruttore, che spesso e volentieri si sente dire “con mio figlio ti lascio carta bianca”, il Feedback che gli stessi istruttori rilasciano periodicamente ai genitori monitorando così sempre la crescita e i risultati ottenuti dei propri figli. Sono le caratteristiche di una società sportiva ideale e l'Atletica Meneghina a mio parere è sulla buona strada.

 

La mia ultima esperienza, prima dell'arrivo all'Atletica Meneghina,  fu all’interno di un altro modo sportivo, quello del calcio.

Ed è proprio da quell’esperienza che nacque l’idea, e anche l’esigenza, di voler approfondire un argomento così delicato.

Durante il periodo dell'università sono stato allenatore di una squadra di calcio giovanile (età 7/8 anni) nella quale era forte la componente di disattenzione dei bambini che allenavo e allo stesso tempo non era ben chiaro ai genitori il ruolo dell’allenatore. Mi spiego meglio! Durante gli allenamenti mi capitava spesso di dover richiamare i bambini, distratti dalla presenza dei genitori “attaccati” alla rete di protezione del campo, spesso e volentieri capitava che gli stessi genitori richiamavano, consigliavano e addirittura riprendevano i propri figli durante l’attività. 

La situazione per me era diventata davvero ingestibile, così attraverso un questionario in forma anonima rivolto sia ai genitori che ai bambini, cercai di capire quanto il lavoro dell’ allenatore potesse diventare difficile e spesso vano se il genitore interveniva durante l’attività.

 

I risultati furono straordinari, riporto testualmente una parte delle Conclusioni della Tesi:

 

“ […]La cosa che subito mi è balzata agli occhi è che tutti i genitori, sempre o saltuariamente, sono presenti agli allenamenti del figlio; è come se la mattina, dopo averli accompagnati a scuola, i genitori rimanessero sulla porta dell'aula o a fare capolino da fuori la finestra della classe dei propri figli. 

Un secondo fattore rilevante è l'incongruenza che c'è a volte tra le risposte date dai genitori e le risposte date dai piccoli atleti: si potrebbe dire che vivono alcuni aspetti dello sport da due mondi completamente diversi. 

 

Tra gli altri dati degni di nota:

 

- Raccogliendo tutte le risposte SI oppure COSì COSì alle domande che hanno in comune il fatto che il bambino è in qualche modo distratto dalla presenza del genitore durante l'allenamento, si trova un gruppo del 51% degli intervistati che conferma l' ipotesi che il bambino si distrae se il genitore è presente all'allenamento; 

 

- il 72% dei bambini intervistati ammette che ci sono genitori che urlano troppo durante la partita o durante l'allenamento, quindi ricaviamo che i genitori non solo distraggono il bambino dall'apprendimento o dal gioco vero e proprio ma danno fastidio;

 

- il 94% dei bambini desidera che i genitori siano presenti alle partite e il 100% dei genitori è convinto che i propri figli richiedano la loro presenza alle partite, quindi il problema non è la presenza ma il comportamento; 

 

- in alcuni casi i bambini si sentono più sicuri se i genitori – o altri parenti - non sono presenti agli allenamenti o alle partite;

 

- un bambino che gioca a calcio è sottoposto a vari tipi di stress, ha paura di deludere i suoi genitori oppure teme il loro giudizio oppure il giudizio dell'allenatore o ancora dei suoi compagni (il 39% ha risposto SI o COSì COSì ad almeno a una tra le domande n .27/28/29/30). E' compito dell'allenatore e dei genitori diminuire le pressioni e creare le condizioni per far giocare i bambini rilassati e spensierati;

 

- lo stress del punto precedente si può tramutare in nervosismo o paura di affrontare il gioco, come confermato dal 50% delle risposte alle domande “Dopo una gara vostro figlio sembra nervoso?” e “Vostro figlio mostra di aver paura prima di una gara?

 

- l'86% dei genitori reputa l'allenatore competente e l'82% ha un buon rapporto con lui. Entrando nel merito delle risposte a testo libero richieste su questi specifici punti si ricava che il dialogo tra genitore e allenatore è saltuario e casuale, senza un vero e proprio confronto (“per quello che riesco a vedere mi sembra una persona corretta”, “non abbiamo molte occasioni di parlare”, “rapporto di cortesia senza entrare nel merito di quello che fa”); 

 

- il 100% dei bambini ha scelto autonomamente di entrare in una scuola calcio ma, visto che è facile immaginare che questa scelta sia stata influenzata dal fatto che il calcio è lo sport nazionale e più seguito, sarebbe importante far entrare in contatto questi bambini anche con altre discipline, specialmente durante l'attività giovanile."

 

 

Ringrazio molto Stefania per avermi dato l'opportunità di farvi conoscere la mia ricerca e la mia esperienza. Mi auguro che la lettura di questo articolo possa sensibilizzare i genitori e aiutare allenatori, società sportive e famiglie a tutelare la crescita, dell’atleta, di qualiasi livello sia.

 

Eugenio

 

 

 

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